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Secchezza di pene e glande causata da infiammazione e xerosi

La secchezza di pene e glande è un disturbo abbastanza frequente che può dipendere da molteplici cause e presentarsi in maniera diversa da un paziente ad un altro.  Questa manifestazione può in alcuni casi essere circoscritta, in altri coinvolgere in maniera diffusa tutto il corpo del pene.
Vediamo quali sono i cause più frequenti di secchezza dei genitali:

  • al termine di un’infiammazione causata da eczema è frequente che si manifesti lungo l’asta del pene desquamazione e secchezza; le squame possono presentarsi in diverse, forme piccole e biancastre oppure molto grandi. Questo stato non è estremamente preoccupante, indica infatti una fase di guarigione o miglioramento dell’infiammazione.
  • Il processo post-infiammatorio può provocare secchezza e rugosità anche sul glande, questo processo, definito metaplasia, prevede una sorta di atrofia muscolare prodotta dalla mucosa del glande: per difendersi quest’ultima si assottiglia e si irrigidisce.
  • Xerosi, in questi casi assistiamo ad un calo di lipidi nell’epidermide che provoca una rugosità mucosale come nel caso precedente. La muscosa perde elasticità, non aderisce più bene ai tessuti sottostanti ed è possibile che il pene reagisca diversamente ai soliti stimoli (erezione, pratiche di igiene).

In questi casi si consiglia di continuare con la quotidiana e accurata igiene dei genitali e di non applicare, senza un consulto specialistico, creme e prodotti vari che potrebbero peggiorare la secchezza a causa di sostanze irritanti.
Se il disturbo si protrae a lungo si consiglia di prendere appuntamento con un dermatologo venereologo, per riuscire a capire attraverso test specifici la natura del disturbo.

Artrite: infiammazione dei tessuti molli che compongono le articolazioni

L’infiammazione dei tessuti molli che compongono le articolazioni è conosciuta come artrite.
I sintomi di artrite sono quelli classici che si manifestano in caso di infiammazione: gonfiore, rossore, dolore e aumento della temperatura corporea.
In base alla causa scatenante dell’infiammazione vengono individuate più di cento tipologie di artrite. Le differenti cause di artrite ci permettono di individuare:

  • Artrite psoriasica, nel gruppo delle spondiloartiti sieronegative, quest’infiammazione delle articolazioni si manifesta in associazione con la psoriasi. Si presenta solo nelle articolazioni interfalangee distali e in forme gravi lungo la colonna vertebrale.
  • Artrite reumatoide, disturbo a carattere cronico e degenerativo, colpisce soprattutto donne tra i 30 e 50 anni. Le articolazioni coinvolte maggiormente sono le più piccole nelle mani, polsi, ginocchia, gomiti, caviglie e anche. L’artrosi reumatoide inizia a presentarsi in seguito ad un trauma o un raffreddamento, piano piano iniziano a comparire dolori, stanchezza, perdita di appetito e di peso, un malessere generale che fa da campanello d’allarme. La causa dell’artrite reumatoide, ancora non ben definita, si suppone essere una risposta autoimmune, che coinvolge il tessuto connettivo.
  • Artrite reumatoide infantile, colpisce i più piccoli e coinvolge prima le articolazioni più grandi, poi piano piano le altre. I sintomi sono: rossore delle parti coinvolte, tumefazione e febbre. Spesso dopo molte fasi acute di infiammazione, le articolazioni iniziano deformarsi, assumendo piano piano una forma a fuso, fino ad arrivare a deformazione molto gravi.
  • Artrite reumatoide splenomegalia, in questi casi l’infiammazione dell’articolazione è accompagnata da un ingrossamento della milza (splenomegalia) e dalla tumefazione delle linfoghiandole. Questo tipo di artrite si distingue in malattia di Still, che colpisce soprattutto i bambini, e sindrome di Felty che si presenta invece in età adulta;
  • Artrite Infettiva, causata da agenti patogeni che arrivano alle articolazioni o da una zona infetta limitrofa o che attraverso un ferita riescono a penetrare nel nostro organismo. L’uso degli antibiotici ha limitato le conseguenze di questa tipologia di infiammazione.

Abbiamo elencato solo alcune delle categorie di artrite, patologia per la quale ancora oggi non si è trovato una cura risolutiva, eccenzion fatta per quelle causate da infezione, tenute a bada dagli antibiotici.
Per alleviare i sintomi e migliorare lo stile di vita è necessario seguire una terapia farmacologia , che deve essere dosata in base all’evoluzione del disturbo e alla tolleranza dell’organismo ai farmaci. È importante inoltre praticare con costanza esercizio fisico, dosato in base al livello di dolore, per riuscire a non perdere tonicità ai muscoli, mobilità nelle articolazioni ed alleviare il dolore.
Anche una corretta alimentazione assume un ruolo chiave, tenere sotto controllo il peso non espone le articolazione ad un sovraccarico e non stressa  cuore e circolazione.

L’artrosi è una malattia degenerativa della cartilagine articolare

L’artrosi, o osteoartrosi, è una malattia degenerativa della cartilagine articolare: si assiste alla graduale scomparsa delle varie parti cartilaginee che compongono l’articolazione.
Questa patologia può colpire tutte le articolazioni e le vertebre del nostro corpo e agisce sostituendo il tessuto osseo alla cartilagine presente antecedentemente. La componente ossea causa dolore e diminuisce la mobilità. Le zone di maggiore interesse sono piedi, mani, ginocchia, anca e colonna vertebrale.
L’età avanzata è sicuramente una delle cause principali per le quali si manifesta l’artrosi, una delle principali cause di invalidità della popolazione tra i 70 e gli 80 anni.
La letteratura distingue in base alle cause dell’artrosi in:

  • artrosi primitiva, che si diffonde all’interno di un’articolazione “sana”
  • artrosi secondaria, che colpisce le articolazioni in seguito a traumi, alla diffusione di un’infezione o un’infiammazione, ad un sovraccarico funzionale oppure nei casi di malformazioni ereditarie o acquisite.

Infiammazione del fegato

Il 5% delle persone con eccesso di grasso nel fegato soffrono di infiammazione.
L’infiammazione del fegato, detta steatoepatite, modifica la consistenza delle ghiandola che si indurisce e diventa fibrosa. Quando si manifesta questo stato c’è un altissimo rischio di arrivare ad un’insufficienza epatica.
La steatoepatite può essere alcolica, legata all’abuso di questa sostanza, o non alcolica. Soprattutto in quest’ultimo caso, non si manifestano sintomi evidenti, se non dopo molti anni, quando si iniziano a notare calo di peso, debolezza e stati confusionali.
La diagnosi dell’infiammazione al fegato avviene nella maggior parte dei casi, facendo analisi per altri motivi, il medico osservando alcuni risultati anomali può risalire a problemi epatici. A questo punto si farà richiesta di esami del sangue specifici, ecografia, risonanza magnetica, TAC o biopsia epatica.
In caso di infiammazione del fegato la terapia va pensata secondo ogni paziente, soprattutto per i casi di steatoepatite non alcolica. Come farmaci vengono usati citoprotettori, antiossidanti, insulino-sensibilizzanti e ipolemizzanti; si consiglia inoltre ai pazienti di tenere sotto controllo il proprio peso, mangiare in maniera sana, evitare bevande alcoliche, aumentare l’esercizio fisico ed evitare l’assunzione di farmaci extra.
I casi di steatoepatite alcolica sono più gravi, si portano dietro gli stessi sintomi dell’acolismo. È necessario riuscire ad arginare il decorso del disturbo, affinché non si arrivi ad uno stato di cirrosi, in cui assisteremmo alla distruzione totale delle cellule epatiche.

Infiammazione dell’ano: cause e sintomi

Avvicinandoci all’estate si rileva una maggiore diffusione di casi di infiammazione dell’ano. Questa parte del nostro corpo è estremamente sensibile a causa della sua anatomia: una membrana umida contraddistinta da una consistente irrorazione di sangue. Inoltre il passaggio del materiale fecale e l’interposizione tra interno ed esterno del corpo aumentano il rischio di infiammazione. L’ano reagisce al caldo, al sudore e al tipo di alimentazione, che cambia con l’alternarsi delle stagioni.

I sintomi più comuni sono:

-        Prurito

-        Dolore

-        Ulcerazioni con sanguinamento

Cosa si nasconde dietro a queste fastidiose sintomatiche?

  • Emorroidi e ragadi, disfunzioni o lesioni che derivano dalla circolazione del sangue nella zona dell’ano; in questi casi è necessario consultare il medico per intraprendere in alcuni casi una terapia farmacologici, in altri si può addirittura ricorrere alla chirurgia.
  • Scarsa igiene, causa maggiore per l’infiammazione dell’ano, il sudore favorisce la diffusione dei batteri che causano infezioni. È necessario per questo avere cura della propria persona e aumentare la nostra igiene intima nel periodo estivo, facendo sempre attenzione ad usare prodotti disinfettanti con ph acido.
  • Allergia, è possibile che l’infiammazione sia causata da allergeni; a creare maggiori problemi sono i tessuti sintetici o prodotti per la cura del corpo. Per alleviare le sintomatiche è sufficiente ricorrere a tessuti naturali e nei casi di forti allergie ricorrere a medicinali cortisonici, sempre sotto la supervisione medica.
  • Patologie croniche, l’infiammazione dell’ano può essere sintomo di patologie più gravi qiali polipi, neoplasie, colite ulcerosa e morbo di Chron. Se i sintomi dell’infiammazione di prolungano nel tempo è opportuno rivolgersi ad un medico che potrà fare una giusta diagnosi e optare per la cura più appropriata.

Infiammazione dei testicoli: orchite

L’infiammazione di uno o entrambi i testicoli viene definite orchite. Frequentemente la causa dell’infiammazione è la diffusione di un’infezione.
È probabile che vi sia presenza di infiammazione se si presentano i seguenti sintomi:

- sangue nello sperma
- perdite dal pene
- febbre
- senso di nausea
- gonfiore ai testicoli
- dolore ai testicoli
- maggiore sensibilità ai testicoli

Alla presenza di questi sintomi è consigliabile recarsi dal medico, che attraverso una serie si esami fisici, esplorazione rettale e analisi del sangue valuterà il quadro clinico. Se necessario vi verranno prescritti altri esami, come ecografie e risonanze magnetiche, per individuare un’eventuale torsione dei testicoli, oppure esami per le malattie sessualmente trasmissibili, in caso si sospetti questo tipo di contagio.
L’infiammazione del testicolo può avere diverse cause ed evolversi in diversi modi, perciò parliamo di

  • Orchite acuta
  • Orchite cronica
  • Orchite virale
  • Orchite batterica
  • Orchite tubercolare, formazione di ascessi
  • Orchite granulomatosa, conseguenza di tifo, tubercolosi e sifilide

Alcuni fattori aumentano il rischio di poter sviluppare l’orchite: malformazioni ed infezioni frequenti delle vie urinarie, assenza di vaccinazione contro la parotite, età superiore ai 45 anni, ricorso ad interventi chirurgici ai genitali o al sistema urinario. A fini preventivi è fondamentale anche limitare i rapporti sessuali a rischio.
La terapia dipende da che tipo di infezione sta alla base dell’infiammazione. Se è un caso di orchite batterica è necessario ricorrere a cure antibiotiche, la cura va estesa al anche al partner (o i partner) in caso di infezioni a trasmissione sessuale.
Nel caso di orchite da virus, cioè la forma legata alla parotite, ci si concentra più sui sulla riduzione dei sintomi, attraverso antinfiammatori non steroidei, antidolorifici e riposo.

 

Fegato: anatomia e funzioni

Il fegato si trova all’interno dell’addome superiore tra il diaframma, il colon trasverso e lo stomaco.
Il fegato è la ghiandola più grande del corpo umano e la più importate per in corretto funzionamento del nostro metabolismo.
Compreso nell’apparato digerente, si presenta con una forma cuneiforme rivestita da uno strato di tessuto connettivale, capsula di Glisson, che lo protegge e ne definisce la forma. La superficie si presenta liscia, morbida e di colore rosso scuro.
Tradizionalmente il fegato si suddivideva in lobi, oggi si preferisce individuare zone distinte in base a criteri vascolari.
Si distinguono dunque quattro settori del fegato, derivanti ognuno da una ramificazione della vena porta, e sei spazi interstiziali. Ciascun settore si suddivide a sua volta in segmenti, in tutto nove e indicati per convenzione da numeri romani (I-IX); i segmenti vengono individuati secondo le ramificazioni terziarie dell’arteria epatica, i condotti biliari e la vena porta.
Gli spazi interstiziali si definiscono fessure maggiori, se contengono vene epatiche, o in caso contrario minori.
Sulla superficie  vengono convenzionalmente individuate cinque facce del fegato:

  • Superiore
  • Anteriore
  • Destra
  • Posteriore
  • Inferiore

Dal punto di vista anatomico il fegato presenta inoltre una serie di legamenti peritoneali che lo mettono in connessione con gli altri organi (ex. Piccolo omento connette fegato e stomaco).
Definire sinteticamente le funzione del fegato è molto difficile, questa ghiandola lavora tantissimo e molto spesso non comprendiamo la sua importanza. Facendo un elenco, ecco quali sono le principale funzioni epatiche:

  • Glucogenesi, processo che forma il glucosio per nutrire le cellule del corpo umano
  • Sintesi del colesterolo, fondamentale per la sopravvivenza delle cellule, nelle giuste quantità
  • Produzione di trombina e fibrinogeno
  • Sintesi dei trigliceridi
  • Produzione bile, sostanza che emulsiona i grassi per prepararli all’assorbimento da parte dell’intestino
  • Riserva di rame, ferro e vitamina B12
  • Cattura e demolizione delle sostanze tossiche (es. ammoniaca ed emoglobina)
  • Durante la gravidanza, produce i globuli rossi necessari al feto.

Lavarsi troppo: rischio infiammazioni

Curare la propria igiene personale è risaputo essere buona abitudine anche per la salvaguardia del nostro benessere e della salute, a volte però può esserci un risvolto negativo: alcuni studi affermano che  lavare ossessivamente le nostre parti del corpo può provocare rischi come l’insorgere di infiammazione o patologie croniche.
Uno studio della Nortwestern University afferma che un terzo del campione della popolazione statunitense presenta un accesso di proteina C-reattiva questa, indispensabile per combattere le infezioni, se presente in alte quantità espone maggiormente i soggetti a malattie croniche da infiammazione (diabete, demenza e disfunzioni cardiovascolari). La correlazione tra eccesso di igiene e delle proteina è testimoniata dal fatto che i soggetti che presentano maggiori quantità di PCR hanno elevati standard di pulizia.
Lo studio citato è solo uno tra i tanti che tentano di diffondere questa tesi: l’ossessione nei confronti dell’igiene indebolisce le nostre difese naturali, eliminare tutti i batteri presenti nel nostro corpo può causare disfunzioni serie. Oltre a quelli già citati, si sono ipotizzati legami anche con disturbi come la dermatite
, alcune patologie intestinali, allergia ed alterosclerosi.

 

Terapie Ambulatoriali

La terapia ambulatoriale prevede la cura del paziente attraverso sedute che si svolgono in un ambulatorio o uno studio medico, al termine delle quali il paziente può tornare a casa senza dover affrontare la degenza ospedaliera. L’incontro può essere singolo, oppure in base alla modalità del trattamento, si possono prevedere una serie di incontri periodici.
Tale pratiche è ormai affermata in tutte le specializzazioni della medicina dalla dermatologia, attraverso gli interventi laser, all’oncologia con chemio e radio terapie.
Possiamo includere tra le terapie ambulatoriali anche le sedute di tecniche manuali, discipline della medicina non convenzionale.
Si decide di ricorrere a questa forma di cura quando non è necessaria la presenza di personale plurispecializzato; vediamo di seguito alcuni esempi di trattamenti ambulatoriali specializzati:

  • visite e diagnostica cardiologica
  • Diagnostica per immagine (radiologia, ecografia, mammografia)
  • Laboratorio di analisi
  • Laser
  • Ecocolordoppler e laserdoppler
  • Riabilitazione bariatrica.

Terapie manuali: prevenire, analizzare e intervenire sui disturbi dell’apparato muscoloscheletrico

Con terapia manuale si intende quell’insieme di tecniche volte a prevenire, analizzare e intervenire sui disturbi dell’apparato muscoloscheletrico. L’operatore lavora con le proprie mani sul paziente, senza il ricorso ai farmaci. Le terapie manuali sono in forte espansione, negli ultimi anni abbiamo assistito all’affermazione  di numerose tecniche tutte differenti tra loro. Possiamo citarne alcune quali l’osteopatia, il massaggio miofasciale ed il bendaggio elastico.
Il trattamento manuale prevede innanzitutto una fase di valutazione generale, dove vengono analizzati e correlati i sintomi e le anomalie dell’apparato locomotore del soggetto. Dopo aver definito il quadro clinico, anche con il supporto di altre diagnosi mediche si decide quali tecniche adottare al fine di trattare i sintomi e risolvere problemi di ipomobolità o ipermobilità delle diverse parti interessate. Spesso per il mantenimento del paziente, il terapista indica esercizi da svolgere autonomamente.

Abbiamo già citato alcune tecniche manuali, vediamo ora come si differenziano l’una dall’altra e i loro differenti campi di applicazione:

-        Osteopatia: si focalizza sui disturbi che riguardano il sistema muscolo scheletrico. Non agisce mai attraverso la prescrizione dei farmaci, ma manipolando le parti del corpo in modo  da potenziarle per compensare il disturbo. L’osteopata lavora sul corpo, che crede essere capace di recuperare attraverso questi stimoli, cercando attraverso la normalizzazione manuale di risolvere le cause profonde, non alleviando esclusivamente le sintomatiche.

-        Massaggio miofasciale: questa pratica si focalizza solo sui muscoli del corpo e prevede una forte pressione da parte dell’operatore, l’obiettivo è una maggiore tonificazione ed elasticità muscolare; è importante in seguito a periodi lunghi di immobilità post trauma o ingessatura, in questi casi il massaggio è spesso localizzato alla zona interessata. Come azione preventiva è più comune invece ricorrere ad un massaggio completo.

-        Bendaggio elastico: si attivano in questo caso il sistema circolatorio e quello neurologico. La corretta applicazione della benda riesce a correggere il comportamento dei muscoli, ripristinandone la giusta tensione, a favorire la circolazione dei fluidi venosi e linfatici, a far diminuire il dolore e a riallineare correttamente l’articolazione.