Fame nervosa: definizione e consigli utili

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Fame Nervosa

La Fame Nervosa è un disturbo alimentare di tipo emotivo che porta le persone a sedare o alleviare le loro emozioni con il cibo.

Definizione di Fame Nervosa.

Con il temine di Fame Nervosa si intende un atteggiamento alimetare di tipo emozionale, definita appunto come Eating Emozionale, indica l’abitudine ad utilizzare il cibo come fonte di sfogo emotivo. Questa condizione non è una patologia ed è molto diffusa poiché in realtà non tutti si nutrono soltanto per il bisogno di mangiare, la fame nervosa è infatti una sorta di risposta per contrastare o alleviare alcune emozioni percepite. Tale atteggiamento può svilupparsi già nell’età dell’infanzia, le madri devono dunque prestare attenzione ai bisogni dei propri bambini e capire quando hanno realmente fame senza forzarli a nutrirsi più del necessario, anche quando i bambini piangono e sono molto piccoli, nella fase di allattamento, è importante capire se i loro pianti o lamenti dipendono dal bisogno reale di cibo o da altri fattori, come ad esempio una semplice richiesta di attenzione. La capacità di cogliere questo bisogno può far si che una volta adulto, il bambino, possa gestire al meglio il suo rapporto con il cibo. Al contrario, se questa attenzione viene meno è possibile che le sue sensazioni come nervosismo, ansia, tristezza e rabbia vengano associate al consumo di alimenti e la persona tenderà a mangiare nel modo scorretto o ad abbuffarsi per compensare le sue emozioni. E’ fondamentale sapere che tali atteggiamenti alimentari non sono tipici di chi è in sovrappeso ma possono essere manifestati da chiunque. Altrettanto importante è sapere che la fame nervosa non dipende esclusivamente da chi ha seri problemi psicologici ma può essere presente anche in caso di conflitti e difficoltà relative alle piccole situazioni quotidiane che tutti noi viviamo. L’atteggiamento tipico di chi soffre, per così dire, di fame nervosa è quello di alimentarsi con grandi quantità di cibo in modo da sedare la noia, la depressione e altre emozioni negative o fonti di malessere psichico. Alimentazione ed emozioni sono legati è questo è un aspetto ormai riconosciuto e dimostrato. L’eating emozionale si sviluppa a seconda di specifiche emozioni, vediamo quali:

  • Ansia: il mangiatore ansioso è colui che tendenzialmente percepisce sensazioni di preoccupazione rispetto al futuro. L’irrequietezza e l’insicurezza causate tali preoccupazioni vengono così alleviate con l’assunzione di cibo.
  • Noia: questa è la sensazione più comune che spinge le persone a nutrirsi anche in assenza di fame e bisogno reale di cibo.
  • Tristezza: la tristezza è una sensazione oggettiva che dipende generalmente da un evento spiacevole o da una forte delusione, per colmare questo tipo di sensazione si tende a riempire il senso di vuoto provato con il cibo, anche in grandi quantità. Ricordiamo che tristezza non è sinonimo di depressione poiché quest’ultima è una patologia psichiatrica vera e propria.
  • Rabbia: questo tipo di emozione si manifesta in seguito a gelosia, frustrazioni ma anche delusioni e può portare la persona ad abbuffarsi. La rabbia dipende anche dal fatto di non riuscire ad ottenere ciò che si desidera ed è così che il cibo diventa uno sfogo quando la rabbia stessa non può essere sfogata e viene repressa. Essa è fonte anche di sintomi fisici come dolori e gorgoglii addominali.
  • Solitudine: la solitudine non è sempre vissuta in modo negativo, a volte è indispensabile per alcune persone ma quando è una costrizione genera una sensazione di vuoto. Spesso può essere causata dalla reale mancanza di relazioni o da relazioni esistenti ma del tutto frivole che non permettono l’instaurazione di rapporti e legami sani. Il cibo diviene in questo caso in mezzo per colmare il vuoto.
  • Senso di colpa: anche i sensi di colpa possono essere fonte di un cattivo rapporto con l’alimentazione e tal volta possono addirittura essere causa di bulimia, dove il soggetto si abbuffa per poi sentirsi in colpa e rigettare il cibo.
  • Fame nervosa nella dieta: molto spesso chi segue una dieta ha difficoltà nel distinguere il bisogno reale di cibo dalla fame emotiva. Le emozioni appena descritte e i relativi atteggiamenti alimentari possono essere utili a fare questa distinzione per poter giostrare al meglio la propria dieta. Questo permette inoltre di iniziare a capire quando e come deve essere realmente soddisfatta la fame biologica.

Consigli utili: Come abbiamo visto fino ad ora la fame nervosa può essere scatenata da emozioni e fattori differenti, per questo è importante saperla riconoscere e comportarsi di conseguenza. Le persone ansiose devono imparare ad esprimere le loro sensazioni di ansia parlandone con qualcuno e cercando di capire quando le loro preoccupazioni possono essere reali e quanto dettate dall’ansia. Per loro è importante anche distinguere bene le fonti che causano ansia per poterle comprendere al meglio. Il mangiatore annoiato dovrebbe invece sostituire il suo impulso a mangiare per rompere la noia con attività piacevoli, creative e non stressanti, quando questo non è possibile, per esempio durante il lavoro, deve cercare di concedersi qualche minuto di pausa possibilmente lontano dal cibo in condizioni di reale assenza di fame. La tristezza invece può essere alleviata imparando a riconoscere alcuni aspetti della propria vita che invece ci rendono felici, per farlo può essere molto utile annotarli in un quaderno, quest’azione permette di percepirli come più concreti. L’appetito emozionale dovuto dalla tristezza può essere sedato se si sposta l’attenzione su eventuali progetti che portano soddisfazione, inoltre l’attività fisica è un buon alleato che aiuta a scaricare i pensieri negativi. Anche se non si è degli sportivi abituali, si può iniziare con degli esercizi leggeri senza arrecare al corpo sforzi eccessivi. La rabbia è un tipo di emozione che può diventare costruttiva se si impara a gestirla e scaricarla nel modo giusto, solitamente il modo migliore è affrontare la fonte che la causa con autocontrollo. Le persone che si arrabbiano spesso possono trovare soddisfazione nelle attività sportive. Per chi vive molto in solitudine la soluzione migliore è creare un ambiante accogliente e curato intorno a se, inoltre per reagire a questa condizione, per quanto faticoso possa sembrare, è importante creare nuovi legami, frequentando luoghi di aggregazione e cercare di invitare più spesso gli amici ad uscire. Questo sposterà l’attenzione dal cibo al piacere di stare in compagnia. Se il senso di colpa genera bulimia è opportuno consultare il medico o lo specialista al fine di intraprendere un percorso adatto, al contrario se è una condizione soltanto emotiva e con assenza di bulimia, le persone dovrebbero indagare bene le loro sensazioni, magari confrontandosi con gli amici e le persone vicine cercando di capire se il senso di colpa è oggettivo o meno. Qualora fosse oggettivo, la soluzione migliore è quella di prendersi le proprie responsabilità e agire di conseguenza. Se la fame nervosa è presente in concomitanza di patologie psichiatriche l’unica soluzione possibile è quella di seguire un percorso con lo psicologo o lo psichiatra.

Consulta anche: Disturbi del comportamento alimentare – Ministero della Salute

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Photo credits: banadair.net - www.rexhealthblog.com